Gastroscopia con sedazione: quanto dura e come si svolge

Gastroscopia con sedazione

Molte persone convivono per anni con un disturbo digestivo senza approfondirlo. Un bruciore che va e viene, una digestione che è diventata lenta, un fastidio allo stomaco a cui ci si abitua.

C’è un dato che fa riflettere: tra la comparsa dei primi sintomi e il momento in cui una persona ne parla davvero con un medico passano in media quasi cinque anni e mezzo. In gran parte dei casi non si tratta di nulla di serio, ma è proprio questo il punto: la gastroscopia serve a saperlo, e a saperlo per tempo.

Se ti stai chiedendo quanto dura: in media tra i 20 e i 25 minuti, a cui si aggiunge il tempo del risveglio dopo la sedazione. Qui sotto trovi come si svolge l’esame, come prepararsi e cosa permette di individuare.


Che cos’è la gastroscopia

La gastroscopia, che in termini tecnici si chiama esofagogastroduodenoscopia (EGDS), permette di esaminare dall’interno esofago, stomaco e duodeno attraverso una sonda flessibile dotata di telecamera.

Come la colonscopia, non si limita a guardare. Durante l’esame è possibile prelevare piccoli campioni di tessuto da analizzare (le biopsie) ed eseguire, quando serve, interventi mirati. È il motivo per cui un singolo esame riesce spesso a chiudere un percorso diagnostico che altrimenti richiederebbe mesi.


Quando viene richiesta

I sintomi che non passano

Alcuni disturbi, se persistono, meritano un approfondimento:

  • un senso di fastidio o di ripienezza nella parte alta dell’addome, subito sotto lo sterno
  • un bruciore di stomaco che non si risolve con i comuni farmaci antiacidi
  • rigurgiti acidi, eruttazioni frequenti, digestione prolungata
  • nausea o conati di vomito che tornano con regolarità


Ci sono poi segnali meno intuitivi, che spesso non vengono collegati allo stomaco: una stanchezza insolita, una perdita di peso non cercata, un calo dell’appetito (in particolare verso la carne) o un’anemia riscontrata negli esami del sangue, soprattutto se accompagnata da carenza di ferro o di vitamina B12.

Un’ultima situazione richiede attenzione immediata: la presenza di sangue nel vomito o di feci molto scure. In questi casi la cosa giusta da fare è rivolgersi al Pronto Soccorso.

I controlli di prevenzione

In Italia non esiste uno screening di popolazione per il tumore dello stomaco, a differenza dei paesi orientali dove questa malattia è molto più frequente. L’indicazione riguarda quindi situazioni specifiche.

La gastroscopia con prelievi mirati è consigliata ai parenti di primo grado di persone che hanno avuto un tumore gastrico, a partire dai 45 anni, oppure dieci anni prima dell’età in cui la malattia è comparsa nel familiare. L’attenzione è maggiore per gli uomini sopra i 50 anni e per i fumatori.

Nei familiari di primo grado, inoltre, è consigliabile cercare l’Helicobacter pylori già tra i 20 e i 30 anni, con un test non invasivo come il breath test o un esame su sangue o feci.


La sedazione: che cosa significa “esame indolore”

È il motivo principale per cui la gastroscopia viene rimandata. Il timore del fastidio, del riflesso del vomito, della sensazione di soffocamento.

Con la sedazione questa esperienza cambia completamente. Il paziente non avverte dolore e non conserva memoria della procedura. La presenza di un anestesista durante l’esame permette di monitorare i parametri vitali e di modulare la sedazione, cosciente o profonda, in base alla persona e al tipo di esame.

Il beneficio non è solo per chi si sottopone all’esame. Un paziente rilassato permette all’endoscopista di lavorare con più calma e più accuratezza, e questo incide direttamente sulla qualità di ciò che viene osservato.

Quanto dura una gastroscopia con sedazione

È la domanda più frequente, e la risposta rassicura quasi sempre: si tratta di un esame breve.

In media la gastroscopia dura tra i 20 e i 25 minuti.

Al tempo dell’esame va aggiunto quello del risveglio e dell’osservazione successiva, che varia da persona a persona. Nel complesso, conviene considerare la mattinata e non programmare impegni subito dopo.

E senza sedazione?

La gastroscopia si può eseguire anche senza sedazione. In quel caso l’esame resta breve, ma il passaggio della sonda può provocare un riflesso del vomito e una sensazione di fastidio alla gola che molte persone trovano difficile da tollerare, ed è spesso il motivo per cui l’esame viene rimandato negli anni.

Al Poliambulatorio Specialistico Verona tutti gli esami endoscopici vengono eseguiti in presenza di un anestesista, che controlla i parametri vitali per tutta la durata dell’esame e induce la sedazione ai pazienti che la richiedono.


Come prepararsi

La preparazione alla gastroscopia è molto più semplice di quella alla colonscopia: non serve alcun lassativo.

È richiesto il digiuno da almeno 8 ore, ma quando è possibile è preferibile arrivare a 12. Uno stomaco completamente vuoto permette di osservare bene la mucosa: se restano residui, alcune aree possono sfuggire.

Due indicazioni importanti da segnalare al momento della prenotazione:

  • l’assunzione di anticoagulanti o antiaggreganti, perché esistono indicazioni precise che variano in base al farmaco e al tipo di procedura prevista
  • l’uso di farmaci antiacidi o inibitori di pompa protonica, che possono interferire con la ricerca dell’Helicobacter pylori

In nessun caso una terapia va sospesa di propria iniziativa: sarà il medico a dare le indicazioni adatte al singolo caso.


Che cosa permette di individuare

Le alterazioni della mucosa

Oltre alle condizioni più comuni, come gastriti, ulcere, esofagiti e reflusso, la gastroscopia consente di riconoscere una condizione di cui si parla poco: la gastrite atrofica.

È una situazione in cui le ghiandole dello stomaco vengono progressivamente sostituite da altro tessuto. È più diffusa di quanto si pensi e, soprattutto, è spesso silenziosa: molte persone la scoprono solo perché eseguono una gastroscopia per altri motivi. Quando dà sintomi, sono proprio quelli sfumati descritti sopra.

Individuarla è importante perché, nel tempo, è una condizione che può aumentare il rischio di sviluppare un tumore dello stomaco. Non significa che questo accada: nella grande maggioranza dei casi non succede. Significa però che una volta riconosciuta si entra in un percorso di controlli programmati, che è esattamente ciò che permette di intercettare per tempo eventuali cambiamenti.

Un ruolo importante lo ha l’Helicobacter pylori, il batterio che è il principale fattore di rischio riconosciuto per il tumore gastrico. È molto comune: riguarda il 20-25% dei giovani adulti in buona salute e il 50-60% delle persone anziane. Anche qui vale la stessa precisazione: ospitarlo non significa affatto essere destinati ad ammalarsi, ma saperlo permette di trattarlo e di impostare i controlli giusti.

Perché contano la strumentazione e l’esperienza

I segni iniziali di queste alterazioni sono sottili: zone in cui la mucosa appare più pallida, vasi sanguigni che diventano più visibili perché il tessuto sopra si è assottigliato, pieghe dello stomaco che si appiattiscono, piccole chiazze biancastre o sottili linee azzurrine sulla superficie.

Sono dettagli che a visione normale sfuggono. Per riconoscerli servono due cose insieme: strumenti con alta definizione, magnificazione e filtri di cromoendoscopia elettronica, e un endoscopista abituato a cercarli.

Quando il quadro lo richiede, si eseguono prelievi in punti precisi dello stomaco secondo protocolli standardizzati. Questo permette all’anatomopatologo di stabilire non solo se un’alterazione è presente, ma quanto è estesa: è l’informazione che determina ogni quanto ripetere i controlli.

Il valore della diagnosi precoce

C’è una ragione molto concreta dietro tutto questo. Un tumore dello stomaco individuato in fase iniziale, quando è ancora limitato agli strati superficiali della parete, può essere affrontato per via endoscopica, senza ricorrere alla chirurgia tradizionale.

È una differenza enorme, e dipende quasi interamente dal momento in cui viene riconosciuto.


La gastroscopia al Poliambulatorio Specialistico Verona

Gli esami endoscopici sono eseguiti dal Dott. Luca Rodella, che ha diretto il Servizio di Endoscopia d’Urgenza dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Borgo Trento fino al 2024 e ha all’attivo oltre 80.000 esami endoscopici.

L’ambulatorio dispone di videoendoscopi con alta definizione, magnificazione e cromoendoscopia elettronica. Tutti gli esami endoscopici vengono eseguiti in presenza di un anestesista, che controlla i parametri vitali per tutta la durata dell’esame e induce la sedazione ai pazienti che la richiedono.

Per la gastroscopia non è necessaria l’impegnativa del medico di base.

Scopri di più sulla gastroscopia indolore e sull’ambulatorio di Gastroenterologia. Se ti interessa anche l’altro esame endoscopico, trovi la guida su come prepararsi alla colonscopia.

Per prenotare puoi usare il servizio online o chiamare il 045 8303026.


Domande frequenti

La gastroscopia fa male?

Eseguita con la sedazione, l’esame non è doloroso e non lascia il ricordo della procedura. La presenza dell’anestesista consente di adattare la sedazione alla singola persona.

Quanto dura l’esame?

In media tra i 20 e i 25 minuti. A questo tempo va aggiunto quello del risveglio e dell’osservazione successiva, che varia da persona a persona.

Posso tornare a casa da solo dopo l’esame?

Se hai fatto l’esame con la sedazione, no: è necessario farsi accompagnare, oppure prolungare la permanenza in ambulatorio fino al pieno recupero delle facoltà.

Devo fare una preparazione come per la colonscopia?

No. Per la gastroscopia non serve alcun lassativo: è sufficiente presentarsi a digiuno.

Perché durante l’esame vengono fatti dei prelievi?

I prelievi servono a esaminare al microscopio il tessuto e a verificare la presenza dell’Helicobacter pylori o di alterazioni della mucosa. Sono indolori e non allungano in modo significativo la durata dell’esame.

Se ho l’Helicobacter pylori devo preoccuparmi?

No. È un batterio molto diffuso e nella grande maggioranza dei casi non porta a conseguenze serie. Va però individuato e trattato, e in alcune situazioni il gastroenterologo consiglia controlli nel tempo.

Ogni quanto va ripetuta la gastroscopia?

Dipende dal motivo per cui è stata eseguita e da cosa ha evidenziato. In presenza di alterazioni della mucosa, l’intervallo dei controlli viene stabilito dal gastroenterologo in base all’estensione del quadro.