Il microbiota intestinale è per definizione l’insieme delle migliaia di miliardi di microrganismi che risiede nel nostro intestino e che vive in simbiosi con l’organismo umano. Il microbiota intestinale è uno degli ecosistemi più ricchi, complessi e diversificati che si possono trovare sul nostro pianeta. Si stima che il patrimonio genetico dei batteri che risiedono nel nostro intestino contenga almeno 150 volte più geni rispetto a quello umano. La presenza di questi batteri nel tratto gastrointestinale contribuisce a preservare la nostra salute esercitando essenziali funzioni fisiologiche e metaboliche che altrimenti il nostro organismo non sarebbe in grado di svolgere. Parallelamente, questi microrganismi hanno trovato nel tratto intestinale un habitat perfetto per la loro crescita, dove la temperatura viene mantenuta costante (37°C), la quantità di ossigeno è limitata e l’approvvigionamento di nutrienti è continuo. Le funzioni fisiologiche metaboliche svolte dai batteri intestinali sono diverse e influenzano diversi aspetti della fisiologia umana. Questi microrganismi infatti contribuiscono a:

  • – Degradare nutrienti introdotti con la dieta che sarebbero altrimenti indigeribili per l’essere umano, come molti polisaccaridi complessi (fibre) di origine vegetale;
  • – Produrre molecole importanti per la nostra salute, come alcuni amminoacidi e vitamine per noi essenziali;
  • – Mantenere l’equilibrio metabolico e l’omeostasi energetica, contribuendo a prevenire disturbi di tipo metabolico, come l’obesità o il diabete di tipo II;
  • – Educare e contribuire al corretto sviluppo e funzionamento del sistema immunitario, soprattutto nelle prime fasi che seguono la nascita, ma anche durante l’intera vita adulta;
  • – Esercitare un effetto barriera, contrastando l’invasione da parte di altri batteri patogeni;
  • – Proteggere la salute e l’integrità della parete intestinale, producendo nutrienti e molecole antinfiammatorie per le cellule dell’epitelio intestinale;
  • – Contribuire alla degradazione di xenobiotici, ovvero composti tossici di origine ambientale che possono raggiungere il nostro intestino;
  • – Contribuire alla modulazione positiva delle funzioni emotive e cognitive, producendo molecole in grado di influenzare la funzionalità del sistema nervoso centrale;
  • – Contribuire all’equilibrio ormonale, producendo molecole in grado di influenzare la funzionalità di organi endocrini.

Un paradigma dice che “nasciamo sterili in un mondo microbico”. Sebbene gli scienziati si dividano sulla reale sterilità di liquido amniotico e placenta, quello che sappiamo di per certo è che il primo grande contatto che abbiamo con i microrganismi avviene durante il parto.

Numerosi studi dimostrato come ci sia differenza tra il microbiota che si insedia in bambini nati di parto vaginale e quelli nati di parto cesareo e queste differenze lasciano una “firma microbica” che può durare tutta la vita. Oltre al parto, anche l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale: è stato dimostrato infatti che la composizione batterica che deriva dall’allattamento al seno differisca da quella che deriva dall’assunzione di latte in polvere. Infine, le terapie farmacologiche (in particolare quelle antibiotiche) possono avere un impatto molto profondo. La letteratura a riguardo ci dice che esiste una finestra d’intervento, entro la quale l’assunzione di farmaci o, più in generale, perturbazioni nella formazione del microbiota, può indurre variazioni che durano tutta la vita. Con l’inizio dello svezzamento e l’introduzione di cibi solidi, il microbiota cambia profondamente e si avvia verso una configurazione definita adult-like, che si assetta definitivamente intorno ai 2-3 anni e rimane relativamente stabile per tutta la vita adulta.

La composizione del microbiota intestinale (altrimenti detta “profilo”, cioè quali batteri sono presenti e con quale percentuale) è una caratteristica individuale, e varia di giorno in giorno in risposta a piccole variazioni nel nostro stile di vita, nelle nostre condizioni fisiologiche o patologiche e, soprattutto, nella nostra dieta. La struttura microbica quindi non è sempre uguale, ma fluttua passando attraverso diverse configurazioni eubiotiche (relative cioè a un microbiota sano), mantenendo lo stato di simbiosi positiva con l’ospite. Per questa ragione, è possibile calcolare per ogni componente batterico un intervallo di abbondanza relativa, all’interno del quale ogni variazione non viene considerata potenzialmente dannosa. Nel momento in cui uno o più gruppi batterici proliferano o diminuiscono eccessivamente, il microbiota può entrare in uno stato di disbiosi, che può essere transiente (dovuta ad esempio ad una cura antibiotica, ad un evento di gastroenterite o ad un viaggio) o protratta nel tempo (dovuta ad esempio ad una patologia cronica, ad una prolungata condizione di stress psico- fisico o ad abitudini alimentari non corrette). La disbiosi genera una condizione infiammatoria che tende ad autoalimentarsi, dovuta alla proliferazione di microrganismi disease-associated che producono molecole in grado di variare le condizioni del lume (ad esempio, variando il pH) e generando un ambiente favorevole alla loro proliferazione e al contempo ostile per la crescita dei microrganismi health-associated. Questo loop pro-infiammatorio può protrarsi anche per lunghi periodi ed è associato ad effetti negativi sulla salute dell’ospite.

Con l’avvento della terza età insorgono diverse modifiche fisio-patologiche che hanno un profondo impatto sulla composizione del microbiota intestinale. L’edentulia, la variazione nella percezione di odori e sapori, le terapie farmacologiche e il ricovero ospedaliero o in strutture di cura influenzano la dieta e pertanto il microbiota. La ricerca ci mostra come la composizione batterica vari e si adatti a queste nuove condizioni di vita, cercando di rispondere alle esigenze fisiologiche dell’organismo.

PERCHÉ CONOSCERE LA COMPOSIZIONE DEL MICROBIOTA?

Un microbiota dal profilo sano, o eubiotico, contribuisce a proteggerci dall’instaurarsi o aggravarsi di diverse patologie (obesità, diabete di tipo II, sindrome metabolica, malattie infiammatorie intestinali, diverticolite, cancro del colon-retto, artrite reumatoide e allergie) grazie alla sua azione modulatrice e regolatrice esercitata sulle nostre funzioni metaboliche e immunitarie. Diversamente, un’alterata composizione dell’ecosistema (disbiosi) può contribuire all’insorgenza o al consolidarsi di tali patologie. Anche disturbi ricorrenti di lieve o moderata entità (coliti episodiche, diarree ricorrenti, stipsi, flatulenza, difficoltà digestive e disturbi uro- ginecologici) possono essere aggravati o causati da un microbiota intestinale dalla composizione non equilibrata.

Un microbiota dal profilo sano costituisce inoltre un requisito essenziale per il successo di terapie e strategie preventive, sia in ambito nutrizionale (ad esempio, regimi dietetici mirati alla perdita di peso o alla prevenzione del diabete) che farmacologico (assunzione di farmaci e integratori, il cui assorbimento a livello intestinale può essere influenzato dalla composizione del microbiota intestinale), consentendo il mantenimento o il completo recupero dello stato di salute e benessere.

Conoscere la composizione del nostro microbiota, confrontandola con gli intervalli tipici di un profilo sano, significa quindi avere un nuovo strumento conoscitivo che ci consente di preservare o migliorare lo stato di salute del microbiota e, con esso, lo stato di salute generale dell’organismo. Il nostro dataset di riferimento è costituito da oltre 1900 soggetti che sono stati certificati sani da comitati etici di diversi studi scientifici sul microbiota intestinale, provenienti non solo dall’Italia, ma anche altri paesi d’Europa e Stati Uniti.

Oltre alla composizione, oggi sappiamo con certezza che anche il grado di biodiversità rappresenta una delle caratteristiche fondamentali di un microbiota sano. La biodiversità altro non è che la quantità e la diversificazione dei microrganismi presenti nel microbiota. Maggiore è il grado di biodiversità, maggiore sarà la capacità del microbiota intestinale di rispondere a stimoli derivanti dall’esterno, come variazioni nella dieta, terapie farmacologiche e condizioni di stress dell’organismo. La misurazione di questo parametro si effettua attraverso una conta dei generi microbici presenti nel campione in analisi e, in seguito a confronto con il dataset di

riferimento, viene reso un numero che dice quanto la biodiversità osservata sia nella media o si discosti da essa, in termini di aumento o diminuzione.

QUANDO FARE L’ANALISI?

Fare l’analisi del microbiota intestinale può essere utile in diverse condizioni:

  • – Per il proprio benessere, perché un profilo sano del microbiota intestinale migliora la nostra salute;
  • – Per la prevenzione di patologie intestinali (malattie infiammatorie intestinali, sindrome del colon irritabile, cancro del colon-retto, diverticolite) o sistemiche (obesità, diabete, sindrome metabolica, allergie), in situazioni di rischio e ogni volta che una strategia nutrizionale e/o farmaceutica è usata, per ristabilire o mantenere un profilo sano del microbiota;
  • – Durante l’insorgere e il persistere di sintomi intestinali di lieve o media entità, come coliti episodiche, diarree ricorrenti, stipsi, flatulenza e difficoltà intestinali, al fine di valutare il coinvolgimento del microbiota intestinale per sviluppare approcci terapeutici di successo;
  • – In condizioni di sovrappeso o obesità, per integrare le strategie nutrizionali per la perdita di peso e il conseguente mantenimento del peso-forma;
  • – In fasi cruciali della vita umana, come l’infanzia e l’invecchiamento, durante le quali il mantenimento di un profilo sano del microbiota può contribuire al corretto sviluppo del sistema immunitario, alla prevenzione di allergie, di obesità e diabete, nonché a limitare gli effetti dell’immunosenescenza e degli stati infiammatori tipici dell’invecchiamento;
  • – Per le donne in gravidanza e in allattamento, ovvero quando il mantenimento di un profilo microbico sano è importante non solo per il proprio benessere ma anche per favorire la costruzione di un microbiota equilibrato nel neonato;
  • – Durante l’insorgere della menopausa, quando il mantenimento di un profilo equilibrato del microbiota è d’aiuto per affrontare al meglio i grandi cambiamenti metabolici e fisiologici;
  • – Durante l’insorgere o il ricorrere di disturbi del tratto uro-genitale, allo scopo di apportare modifiche alla dieta che possano contribuire alla risoluzione di infezioni urinarie (cistiti, uretriti) o dell’apparato genitale (vaginiti, infezioni da Candida), ed evitare le recidive;
  • – In condizione di salute, per progettare approcci dietetici personalizzati come ad esempio per gli sportivi, per i quali l’efficienza metabolica di un microbiota equilibrato può essere un valido aiuto sia nel mantenimento della salute che nell’incremento della performance atletica.

COME SI EFFETTUA L’ANALISI?

Il modo più semplice e non invasivo per ottenere un campione rappresentativo del microbiota intestinale è utilizzare un campione di feci: esso conterrà infatti tutti i microrganismi ospitati nell’ultima parte del colon, la parte di intestino che ospita la concentrazione batterica più elevata.

La maggior parte di tali batteri non può essere coltivata in laboratorio perché ha esigenze nutrizionali, di pH e di ossigeno, estremamente complesse e difficili da ricreare al di fuori del corpo umano. Di conseguenza, l’analisi del microbiota intestinale nella sua interezza deve essere eseguita estraendo il DNA batterico totale dal campione di feci e utilizzando le più aggiornate tecniche di sequenziamento del DNA, che riescono a prescindere dalla vitalità del microrganismo. Tali tecniche, mediante le quali vengono prodotti i nostri report, garantiscono un’identificazione completa e affidabile di tutti i batteri presenti all’interno del microbiota intestinale in esame.

Esame eseguibile dal Lunedì al Sabato solo su prenotazione.

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