Un fischio, un ronzio, un sibilo che nessun altro sente. Compare in un momento qualsiasi, magari la sera quando cala il silenzio, e da lì in poi è difficile ignorarlo. Chi convive con un acufene sa quanto possa diventare invadente, anche quando tutti gli esami risultano nella norma.
È un disturbo molto più comune di quanto si pensi, e proprio per questo circolano molte informazioni imprecise: rimedi miracolosi, soluzioni definitive, cure che promettono di farlo scomparire. La realtà è diversa, e vale la pena raccontarla con onestà.
Che cosa sono gli acufeni
L’acufene è la percezione di un suono che non proviene dall’esterno. Può presentarsi come fischio, ronzio, sibilo, fruscio o pulsazione, in un solo orecchio o in entrambi, in modo continuo o intermittente.
Il punto da capire è che l’acufene non è una malattia in sé: è un sintomo. Non indica automaticamente la presenza di qualcosa di grave, ma segnala che qualcosa nel sistema uditivo, o nel modo in cui il cervello elabora i segnali sonori, sta funzionando in modo diverso dal solito.
Questo spiega anche perché la stessa parola descriva situazioni molto diverse tra loro: dall’acufene passeggero dopo un concerto, che scompare in poche ore, a quello persistente che accompagna una persona per anni.
Le possibili cause
Le cause sono numerose, e distinguerle è il motivo principale per cui vale la pena una valutazione. Si possono raggruppare in due grandi famiglie.
Cause che si possono affrontare
Alcune condizioni provocano acufeni e sono risolvibili o migliorabili:
- un tappo di cerume che ostruisce il condotto uditivo
- infiammazioni e infezioni dell’orecchio esterno o medio
- una disfunzione della tuba di Eustachio, tipica dopo un raffreddore
- problemi a carico dell’articolazione della mandibola
- alcuni farmaci, che possono avere l’acufene tra gli effetti collaterali
- squilibri generali come anemia, alterazioni della tiroide o pressione alta
In questi casi, individuata e trattata la causa, il disturbo può ridursi o scomparire. È il motivo per cui non conviene dare per scontato che “non ci sia niente da fare”.
Cause di natura cronica
In altri casi l’acufene è legato a condizioni che non si risolvono, ma si gestiscono:
- il calo dell’udito legato all’età
- il danno da esposizione al rumore, per lavoro o per abitudini di ascolto
- alcune patologie dell’orecchio interno
- esiti di traumi acustici o cranici
Qui il disturbo tende a diventare stabile. Non significa che non si possa fare nulla, ma che l’obiettivo cambia: non eliminarlo, bensì ridurne l’impatto sulla vita quotidiana.
I segnali che richiedono una valutazione più rapida
Alcune caratteristiche dell’acufene meritano di essere segnalate al medico senza aspettare:
- l’acufene è presente in un solo orecchio
- è pulsante, cioè segue il ritmo del battito cardiaco
- è comparso all’improvviso, in modo netto
- si accompagna a un calo dell’udito improvviso
- è associato a vertigini o a problemi di equilibrio
Non sono segnali di allarme da interpretare con ansia, ma condizioni in cui una valutazione tempestiva permette di inquadrare meglio la situazione.
Perché conviene comunque una visita
Se l’acufene spesso non si può eliminare, che senso ha farsi visitare? La domanda è legittima, e la risposta è concreta.
Per escludere le cause trattabili. Una parte degli acufeni dipende da situazioni risolvibili, a volte molto semplici come un tappo di cerume. Scoprirlo cambia tutto.
Per valutare l’udito. Molti acufeni si accompagnano a una perdita uditiva di cui la persona non si è accorta. Individuarla è importante, perché intervenire sull’udito spesso riduce anche la percezione dell’acufene.
Per inquadrare i segnali che richiedono attenzione, come quelli elencati sopra.
Per uscire dall’incertezza. Sapere che cosa si ha, e cosa non si ha, riduce in modo significativo l’ansia legata al disturbo. E siccome il disturbo peggiora con stress e preoccupazione, questo è già un primo passo di gestione.
Convivere con un acufene cronico
Quando l’acufene è destinato a restare, esistono strategie che ne riducono l’impatto. Non sono cure, ma funzionano nel tempo.
Evitare il silenzio assoluto. L’acufene si percepisce più intensamente quando intorno non c’è nulla. Un rumore di fondo leggero, soprattutto la sera, aiuta a non concentrarsi su di esso.
Curare il sonno. Stanchezza e insonnia amplificano la percezione del disturbo, e a loro volta l’acufene disturba il riposo. Rompere questo circolo è uno degli interventi più utili.
Gestire lo stress. Non è un consiglio generico: il fastidio aumenta nei periodi di tensione, e questa è una delle osservazioni più costanti riferite dai pazienti.
Proteggere l’udito dalle esposizioni rumorose, per evitare che la situazione peggiori.
Correggere l’ipoacusia, quando presente. Migliorare l’udito riduce il contrasto tra silenzio interno e suoni esterni, e molte persone riferiscono un beneficio.
Un aspetto importante: con il tempo il cervello tende a imparare a dare meno peso all’acufene. Il suono resta, ma smette di occupare il primo piano dell’attenzione. È un processo graduale, e accompagnarlo nel modo giusto fa la differenza.
La valutazione ORL al Poliambulatorio Specialistico Verona
Gli acufeni vengono valutati nell’ambito della visita otorinolaringoiatrica. Presso il nostro poliambulatorio l’ambulatorio di Otorinolaringoiatria dispone di un’équipe di cinque specialisti che si occupa dei disturbi dell’orecchio, del naso e della gola per pazienti di tutte le età, con particolare attenzione all’otologia, alla valutazione della perdita dell’udito e ai disturbi dell’equilibrio.
La visita permette di esaminare l’orecchio, valutare la funzionalità uditiva e inquadrare il disturbo nel suo insieme, individuando eventuali cause trattabili e indicando il percorso più adatto.
Per prenotare puoi usare il servizio online o chiamare il 045 8303026.
Per la visita otorinolaringoiatrica non è necessaria l’impegnativa del medico di base: si prenota direttamente come visita privata. Il costo parte da 125 €.
Domande frequenti
Gli acufeni si possono curare?
Dipende dalla causa. Quando dipendono da una condizione trattabile, come un tappo di cerume o un’infiammazione, possono ridursi o scomparire. Quando invece sono legati a condizioni croniche, non esiste al momento un trattamento che li elimini: l’obiettivo diventa ridurne l’impatto sulla vita quotidiana, e su questo si può fare molto.
Sono un segnale di qualcosa di grave?
Nella grande maggioranza dei casi no. Alcune caratteristiche, come l’acufene in un solo orecchio o quello pulsante, meritano però una valutazione più tempestiva.
Perché li sento più forte la sera?
Perché la sera cala il rumore di fondo e aumenta la stanchezza. Entrambi i fattori lo rendono più evidente, anche se la sua intensità reale non è cambiata.
Gli integratori servono?
Non esistono a oggi prove solide che integratori o rimedi da banco eliminino gli acufeni. Prima di spendere in soluzioni proposte come definitive, conviene sempre far inquadrare il disturbo da uno specialista.
Se convivo con l’acufene da anni, ha senso farsi visitare adesso?
Sì. Anche a distanza di tempo la valutazione serve a verificare lo stato dell’udito, escludere cause sopravvenute e impostare una gestione più efficace.
Il rumore forte peggiora la situazione?
L’esposizione ripetuta a rumori intensi può aggravare sia l’acufene sia un’eventuale perdita uditiva. Proteggersi è una delle misure preventive più utili.