Osteoporosi: come si diagnostica e quali sono le terapie disponibili

Osteoporosi

L’osteoporosi ha una caratteristica che la rende insidiosa: per anni non dà alcun sintomo. Non fa male, non si vede, non si sente. Spesso la si scopre solo quando arriva una frattura per un trauma che, a ossa sane, non avrebbe causato nulla: una caduta banale, un movimento brusco.

È proprio per questo che, quando si parla di ossa, la diagnosi tempestiva conta più che in molti altri ambiti: intervenire prima che la fragilità porti a una frattura cambia sostanzialmente il percorso.


Che cos’è l’osteoporosi

L’osso non è una struttura statica: è un tessuto vivo, che si rinnova continuamente. Alcune cellule ne demoliscono le parti vecchie, altre ne costruiscono di nuove. Finché i due processi restano in equilibrio, la massa ossea si mantiene.

Con l’osteoporosi questo equilibrio si rompe: si demolisce più di quanto si ricostruisca. L’osso diventa progressivamente meno denso e la sua struttura interna più fragile, aumentando il rischio di fratture, soprattutto a livello di polso, femore e vertebre.

Osteoporosi e osteopenia: che differenza c’è

L’osteopenia è una riduzione della densità ossea più contenuta: non è ancora osteoporosi, ma è un segnale che merita attenzione. Individuarla per tempo permette di intervenire quando il margine di azione è ancora ampio.


Chi è più a rischio

Alcune condizioni aumentano la probabilità di sviluppare osteoporosi:

  • La menopausa. È il fattore più rilevante nelle donne: il calo degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea, soprattutto nei primi anni
  • L’età, per entrambi i sessi
  • La familiarità, in particolare una frattura di femore in un genitore
  • Una corporatura minuta e un peso corporeo basso
  • Fumo e consumo eccessivo di alcol
  • Sedentarietà e scarsa attività fisica
  • Un’alimentazione povera di calcio o una carenza di vitamina D
  • L’uso prolungato di alcuni farmaci, in particolare i cortisonici
  • Alcune patologie croniche che interferiscono con il metabolismo osseo


Va detto con chiarezza: l’osteoporosi non riguarda solo le donne in menopausa, ma anche gli uomini.


Come si diagnostica

Poiché non dà sintomi, l’osteoporosi si individua solo con esami mirati.

La densitometria ossea (MOC DEXA)

È l’esame di riferimento. Misura la quantità di minerale contenuta nell’osso in punti specifici (tipicamente colonna vertebrale e femore) e restituisce un valore che indica se la densità ossea rientra nella norma.

È un esame rapido, indolore e non invasivo, che non richiede alcuna preparazione particolare. Non prevede iniezioni e utilizza una dose di radiazioni molto contenuta: presso il nostro poliambulatorio viene eseguito con un apparecchio STRATOS DR, che consente tempi ridotti e un’esposizione inferiore a quella di un viaggio in aereo.

Il risultato viene espresso con un indice chiamato T-score, che confronta la tua densità ossea con quella di riferimento di un adulto giovane e sano. È il valore che il medico usa per distinguere una situazione normale da un’osteopenia o da un’osteoporosi, e per decidere se e come intervenire.

Gli esami del sangue

Affiancano la densitometria e servono a un altro scopo: capire perché l’osso si sta impoverendo. Valutano ad esempio i livelli di calcio, fosforo e vitamina D, e aiutano a escludere altre condizioni che possono essere all’origine del problema. È un passaggio importante, perché la terapia cambia a seconda della causa.


Le terapie disponibili

Il trattamento dell’osteoporosi non è mai un singolo intervento: è la combinazione di più elementi, calibrata sulla situazione della singola persona.

Le abitudini quotidiane

Sono la base su cui tutto il resto si appoggia, e valgono sia in prevenzione sia durante la terapia:

  • un apporto adeguato di calcio attraverso l’alimentazione
  • livelli sufficienti di vitamina D, indispensabile perché il calcio venga assorbito
  • attività fisica regolare, in particolare quella in cui il corpo lavora contro la gravità, come camminare
  • smettere di fumare e limitare l’alcol
  • attenzione alla prevenzione delle cadute, soprattutto in casa


I farmaci

Quando lo stile di vita non basta, o quando il rischio di frattura è già elevato, si aggiunge la terapia farmacologica.

I bifosfonati sono tra i farmaci più utilizzati: agiscono rallentando l’attività delle cellule che demoliscono l’osso, contribuendo così a mantenerne o aumentarne la densità. Possono essere assunti per via orale oppure somministrati per via endovenosa, attraverso un’infusione.

Esistono anche altre categorie di farmaci, con meccanismi diversi. La scelta spetta sempre allo specialista, che valuta il grado di fragilità ossea, l’età, le altre terapie in corso e le condizioni generali.

Approfondisci: Infusione di bifosfonati, come funziona, quando è indicata e cosa sapere prima di sottoporsi al trattamento.


L’osteoporosi si può fermare?

Se lo chiedono in molti, e merita una risposta onesta.

L’osteoporosi è una condizione cronica: non si “guarisce” nel senso in cui si guarisce da un’infezione. Ma si può gestire, e in modo efficace. Con una terapia adeguata e uno stile di vita corretto è possibile rallentare la perdita di massa ossea, in molti casi migliorare i valori di densità e, soprattutto, ridurre il rischio di fratture, che è poi l’obiettivo che conta davvero.

Un aspetto essenziale è la continuità: la terapia dell’osteoporosi funziona nel tempo, e i controlli periodici servono proprio a verificare che stia facendo effetto e, se necessario, a modificarla.


Il percorso per l’osteoporosi al Poliambulatorio Specialistico Verona

Presso il nostro poliambulatorio l’osteoporosi è seguita dall’ambulatorio di Reumatologia, dove opera il Prof. Luca Dalle Carbonare.

Il percorso è completo e si svolge in un’unica sede:


Per prenotare puoi usare il servizio online o chiamare il 045 8303026.

Per la densitometria ossea e per la visita reumatologica non è necessaria l’impegnativa del medico di base: si prenotano direttamente come prestazioni private.


Domande frequenti

La densitometria ossea fa male?

No. È un esame indolore: si resta sdraiati su un lettino mentre l’apparecchio effettua la misurazione. Non prevede iniezioni né mezzi di contrasto.

Ogni quanto va ripetuta?

Dipende dalla situazione di partenza e dall’eventuale terapia in corso. In genere il controllo successivo non viene programmato prima di 18 mesi dalla prima diagnosi, salvo situazioni particolari che richiedono verifiche più ravvicinate. È lo specialista a indicare l’intervallo appropriato.

A che età conviene fare il primo controllo?

Non esiste un’età valida per tutti: contano soprattutto i fattori di rischio personali. Per le donne il periodo successivo alla menopausa è quello in cui il controllo diventa più rilevante. In presenza di familiarità o di altri fattori, può essere opportuno anticiparlo.

L’osteoporosi riguarda solo le donne?

No. È più frequente nelle donne dopo la menopausa, ma colpisce anche gli uomini, nei quali viene spesso diagnosticata più tardi proprio perché meno sospettata.

Il calcio da solo basta?

Il calcio è necessario ma non sufficiente: serve anche la vitamina D, che ne permette l’assorbimento, e l’attività fisica, che stimola l’osso a mantenersi robusto. Nelle situazioni già compromesse occorre affiancare una terapia specifica.

Se ho l’osteopenia devo preoccuparmi?

L’osteopenia non è osteoporosi: è un segnale precoce. Averla individuata è un vantaggio, perché consente di intervenire quando c’è ancora ampio margine di azione.